I nostri ultimi inediti

Ciò che resta dell'humano

"Vogliamo pensare l’umanesimo, e vogliamo pensarlo ora, per il nostro tempo, per il nostro presente. Non l’essenza dell’uomo, la sua struttura o la sua storia – l’umanesimo non è un’antropologia."
Vogliamo investigare quel particolare rapporto con i testi (con «il significante», come diremo) che caratterizza in profondità una proposta umanistica.

L’umanesimo ci sottopone la questione del testo e dei testi, la questione della lettera: per questo abbiamo scritto «humano». Esso è una questione urgente, l’humano cioè è minacciato: ecco che si profila all’orizzonte una nuova barbarie, una barbarie dal volto pulito e ben rasato, la barbarie dell’inglese, dell’informatica e dell’impresa.

Matteo Bergamaschi

Anthoi

«Che c'è un tempo per noi, il tempodelle scelte e delle paure.Ma c'è un giorno per noi, il giornodelle stelle e dei fiumi.»

-- Roberta Conte
Se dovessi riassumere la poesia di Roberta Conte in una sola parola, probabilmente la definirei sinestesica. La lettura dei suoi versi assume ogni volto del sentire. Offre il tocco fresco e delicato del vento, e il tepore avvolgente del sole...E quel rumore di mare che protegge e che solo chi non può far a meno di appartenere alla Terra sa ascoltare.
Fa profumo di arance e limoni, “limoni dal succo dolce”, che brucia le ferite ma le purifica, come il fuoco tempra l’acciaio.
Mostra viste di orizzonti lontani e ben definiti, ma allo stesso tempo invita a guardarci i piedi e a tenerli saldi, a ricordare di tuffarsi nell’imminente, che si arriva lontano solo un passo per volta. Svela ciò che le profondità del petto preservano gelosamente, che la bocca non sa pronunciare e la voce teme di sussurrare; e lo spirito ristorato ha sul viso occhi che brillano nel momento in cui le battaglie di un’anima si fanno parola, e pace. La poesia ha sede in un tempo fatto di giorni più lunghi, dove non è mai troppo tardi, e in uno spazio fatto di luoghi tanto estesi quanto immenso è il cuore dell’uomo. Uno spazio e un tempo in cui vale la pena vivere ogni “qui” e ogni “ora”, perché per ogni viaggio ci sarà sempre un ritorno, per ogni sconfitta una vittoria, per ogni paura stelle e fiumi. Roberta Conte ci chiama a questo, al coraggio di soffrire. A “osare la gioia”, a sperare, a vivere. Trova le parole per esprimere verità semplici, ma mai scontate, di fronte alle quali tutto trova senso, ma spesso, però, ci si ammutolisce.

Roberta Conte ci fa dono dei tasselli di un cuore e di un’anima, riuniti dal metro che ne fa poesia meravigliosa. Come splendidi fiori legati insieme in una corona, primavera dai colori intensi e vivi.

Lucrezia Loiacono

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